Il termine dollaro deriva dall'antico tedesco daler o taler, nome di una moneta d'argento coniata nel 1519 in Sa
ssonia. Esso è il nome dell’unità monetaria di diversi paesi, tra i quali Stati Uniti, Australia, Canada, Hong Kong, Nuova Zelanda, Singapore.
Altre nazioni che usano il dollaro statunitense come valuta ufficiale e che sono al di fuori della giurisdizione statunitense sono Ecuador, Palau, Timor Es
t, Panamá e gli Stati Federati di Micronesia.
Il dollaro, per antonomasia, è quello statunitense, che derivò il suo nome da un’altra moneta d’argento, il peso duro, o doleras, coniata in Spagna e utilizzata nelle colonie spagnole e nel Nord America anche dai coloni inglesi. Il dollaro è inoltre usato come unità valutaria standard sui mercati internazionali, per la quotazione di beni come l'oro e il petrolio ed è diviso in 100 cents. Originariamente era ulteriormente suddiviso in 1000 mills, utilizzati fino a quando il Secondo Conflitto Mondiale non rese l'alluminio troppo costoso per essere utilizzato come metallo da conio e l'inflazione crescente li rese di valore insignificante. Oggi le denominazioni pari o inferiori a un dollaro sono emesse in moneta, mentre quelle uguali o superiori a un dollaro sono emesse in banconote. Esiste sia la moneta che la banconota da un dollaro, anche se la seconda è più comune. Le banconote moderne sono stampate dalla Federal Reserve dal 1929, mentre le banconote con denominazione superiore ai 100$ non sono più stampate dal 1946. Inoltre le moderne banconote statunitensi, indipendentemente dalla denominazione, misurano 6,63 cm in larghezza, 15,6 cm in lunghezza e 0,11 mm in spessore.
Il governo federale statunitense iniziò a emettere valuta durante la Guerra Civile americana; il dollaro venne scelto come unità monetaria degli Stati Uniti il 6 luglio 1785: fu la prima volta che una nazione adottava un sistema decimale per la valuta. Le banconote, conosciute come “greenbacks” per il loro colore, diedero inizio alla tradizione statunitense di stampare la valuta in verde. Infatti, diversamente ad altre nazioni, tutte le banconote statunitensi sono state stampate con lo stesso colore per la maggior parte del XX secolo. Solo il 13 maggio del 2003, il Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l'introduzione di una banconota da 20$ e da 50$ a colori; la decisione è stata presa per la necessità di contrastare la crescente contraffazione. Le nuove banconote sono entrate in circolazione il 9 ottobre 2003 e un'altra banconota da 100$ verrà introdotta 2005, ognuna con differenti schemi di colori.
Dal 1° al 22 luglio 1944 nella cittadina americana di Bretton Woods (New Hampshire) si tenne una conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite, alla quale parteciparono i rappresentanti di 44 nazioni; essa fu convocata con lo scopo di pianificare la stabilizzazione monetaria e il credito nell'ordine economico postbellico. La conferenza si risolse nella creazione del Fondo monetario internazionale e della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (la Banca Mondiale). Secondo il nuovo sistema monetario, ogni Stato deve assicurare la convertibilità della sua moneta con un corrispettivo fisso in oro o in dollari americani, con un margine di fluttuazione dell'1%. Di fatto, il sistema consacra la potenza del dollaro, tanto più che l'Unione sovietica, l’altro vincitore della guerra, non è in grado, economicamente e finanziariamente, di fare da contrappeso e decide di non partecipare al sistema.
Negli anni '60, tuttavia, il bisogno di finanziamenti dovuti alla guerra del Vietnam e il rafforzamento industriale di Germania e Giappone cambiano la situazione. Infatti dal 1961, per cercare di mantenere il sistema, l'America negozia con le principali banche centrali per mantenere il prezzo di 35 dollari per ogni oncia (circa 30g) d'oro, comprando in caso di perdita e vendendo in caso di risalita, mentre gli alti paesi assumono la parità fissa con il biglietto verde.
Nel 1971 il presidente americano Richard Nixon, per far fronte alla debolezza del dollaro, annunciò la soppressione totale della convertibilità del dollaro in oro; questo permise una rivalutazione del marco tedesco e dello yen. Da allora in poi la moneta circolante è stata del tipo fiduciario.
Il dollaro americano ha ufficialmente subito diverse svalutazioni: oltre a quella del 1934, nel 1973 si verificò un’ondata generale di svalutazioni monetarie e negli anni Settanta il suo valore è diminuito bruscamente rispetto ad altre valute più stabili.
Fino al 1974 il valore del dollaro era legato a quello dell'argento o dell'oro o a una combinazione dei due, mentre dal 1792 al 1873 il conio era supportato liberamente da oro e argento, in rapporto di 15 a 1, con un sistema chiamato bimetallismo. Attraverso una serie di cambiamenti legislativi avvenuti tra il 1873 e il 1900, l'importanza dell'argento venne diminuita fino all'adozione formale del gold standard. In economia, il gold standard, o regime monetario aureo, è un sistema monetario in cui tutte le forme di moneta a corso legale possono essere convertite, su richiesta, in quantità fisse di oro fino, come stabilito dalla legge. Questo sistema sopravvisse, con molte modifiche, fino al 1974. Oggi, come per la valuta di quasi tutte le nazioni, il dollaro non ha valore intrinseco.
Nel 1979 venne istituito il Sistema Monetario Europeo (Sme) per ridurre i margini della fluttuazione delle monete europee tra loro; allo stesso tempo venne messa in atto, dalla Riserva federale, una "politica monetarista del dollaro forte", con una forte impennata dei tassi d'interesse. Ciò permise di attirare capitali e di rilanciare gli investimenti interni.
Nel settembre del 1985 gli accordi del Plaza (dal nome dell'hotel di New York dove ebbe luogo la riunione e in cui gli accordi vennero firmati), mirarono a far abbassare il valore del dollaro; a ciò seguirono gravi crisi legate al debito estero nell'America latina.
Dal 1986, tuttavia, si sono compiuti vari tentativi per ridurre l'enorme deficit commerciale statunitense, abbassando il valore del dollaro rispetto ad altre valute; questi tentativi hanno avuto particolare successo nei confronti del marco e dello yen.
La caduta del dollaro in concomitanza con l’introduzione dell’euro, fa salire all'impennata la moneta unica che, secondo uno degli obiettivi del Trattato di Maastricht del 1992, dovrebbe diventare un "euro forte", a immagine del dollaro forte degli anni '80.
Nel febbraio del 2005, dopo che la Cina e l'Argentina hanno ridotto le loro riserve di cambi in dollari a favore dell'euro, la Corea del Sud ha annunciato la sua volontà di “diversificare il suo portafoglio di divise”. Immediatamente, il dollaro è crollato, spingendo i dirigenti coreani a moderare i loro propositi.
Attualmente, oltre il 60% delle riserve di valute estere globali è detenuto in dollari e oltre due terzi del commercio mondiale è fatturato in dollari.
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1 commenti:
ma non hai parlato dei messaggi cazzo
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