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venerdì 8 marzo 2013

Storia di Jacques (Giacomo) de Molay



 Fonte wikipedia
Jacques (Giacomo) de Molay (Molay, 1243 – Parigi, 18 marzo 1314) fu l'ultimo gran Maestro dell'ordine dei 
Cavalieri Templari




Indice

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Biografia
Nacque fra il 1240 e il 1250, figlio del nobile burgundo Jean der Longwy e della figlia del Sire di Rahon. Dato che più luoghi recano il nome Molay, è soltanto per tradizione che si designa come città natale di Giacomo una Molay presso Besançon. Degli anni d'infanzia di Giacomo non si hanno notizie certe.
Nel 1265 Giacomo venne accolto nell'ordine dei Templari a Beaune. A condurre le cerimonie di iniziazione furono Ymbert de Peraudo eAmalric de Ruppe. Soltanto a partire dal 1270 il nome di Giacomo di Molay riaffiora negli annali. Lo si vuole in Outremer, nome con cui in quei tempi veniva chiamata la Terra Santa. Nel 1285 Giacomo di Molay venne nominato Conte di San Giovanni d'Acri, ma nel 1290 si stabilì aCipro e pertanto non poté partecipare alla difesa di San Giovanni d'Acri nel 1291. Ancora nel 1291, in occasione di un Concilio dell'Ordine, Giacomo manifestò la sua insoddisfazione riguardo alla situazione interna all'Ordine e dichiarò il proposito di introdurre cambiamenti. A partire dal 1294 ricoprì la carica di capo dell'Ordine.

Processo contro i Templari ed esecuzione


In seguito Jacques de Molay ritrattò le sue dichiarazioni. Ciò lo condannò al rogo assieme al compagno di prigionia Goeffrey de Charney. Il rogo fu consumato a Parigi sull'isola della Sennadetta dei giudei, nei pressi di Notre Dame, il 18 marzo dell'Anno Domini 1314. L'aneddotica vuole che prima dell'esecuzione Jacques de Molay abbia invitato Filippo il Bello e papa Clemente V a comparire di fronte al tribunale di Dio. La morte entro l'anno di entrambi i personaggi non fece altro che rafforzare l'idea comune che egli fosse caduto vittima di un'ingiustizia.Nel corso del processo ai Templari del 1307 fu assoggettato alla tortura avallando le tesi dell'accusa ed in seguito venne condannato alla prigionia a vita. Il sacerdote e studioso di simbolismo cristiano Louis Charbonneau-Lassay ipotizzò che i graffiti nella torre
del Castello di Chinon fossero opera di Jacques de Molay ed eventualmente di Geoffroy de Charney durante la loro prigionia. L'ordine dei Templari fu definitivamente soppresso durante al riunione degli  Stati Generali del 1308.
Sul luogo della sua esecuzione lo ricorda ancor oggi una piccola lapide. Essa si trova sul lato occidentale del Pont Neuf sulla Île de la Cité di Parigi. La lapide si trova ai piedi del ponte, su muro opposto all'ingresso al parco dell'isola.
Barbara Frale[1] ha rinvenuto agli inizi degli anni duemila negli Archivi vaticani un documento, noto come pergamena di Chinon,[2] che dimostra come papa Clemente V intendesse perdonare i templari nel 1314, assolvendo il loro maestro e gli altri capi dell'ordine dall'accusa di eresia, e limitarsi a sospendere l'ordine piuttosto che sopprimerlo, per assoggettarlo ad una profonda riforma.

Influenza culturale

A De Molay è intitolato l'Ordine di DeMolay, un'associazione internazionale per ragazzi che si basa sui principi della massoneria, fondata nel1919 negli Stati Uniti.
A De Molay è stata dedicata una canzone dei 270bis intitolata Non Nobis Domine. A De Molay è stata anche dedicata una canzone dei Grave Digger intitolata "The curse of Jacques". Più in generale l' album dalla quale proviene "Knights of the Cross" (1998) è dedicato all ordine dei cavalieri Templari                                                        
                                    


“Il Tempio è morto, Viva il Tempio!”

“Il Gran Maestro, quando vide il fuoco pronto, si spogliò senza esitazione. Egli si tolse gli indumenti, esclusa la camicia, lentamente e con aspetto tranquillo, senza affatto tremare, sebbene lo spingessero e lo scuotessero molto. Lo presero per assicurarlo al palo e gli legarono le mani con una corda ma egli disse: “Almeno lasciatemi unire un poco le mani per inviare la mia preghiera a Dio, perchè è giunto il momento. Adesso sto per morire; Dio sa che ciò è torto. Arriverà presto la sfortuna a quelli che ci hanno condannato senza giustizia. Dio vendicherà la nostra morte, muoio con questa convinzione; e voi signore, vi prego, giratemi la testa verso la Vergine Maria, madre di Gesù Cristo”. La sua richiesta fu accolta e la morte lo prese così dolcemente, in questo atteggiamento, che ognuno ne restò meravigliato”.

Questo scrisse Goffredo di Parigi, poeta e cronista, testimone di quel pomeriggio del 18 marzo 1314.

Per la maggior parte degli storici, Jacques de Molay era originario della Borgogna (Franca Contea), figlio di Giovanni di Longwy e di una dama del casato di Raon, nato a Molay (Haute-Saòne) vicino Bourguignon, cantone di Vitrey.
All'età di ventidue anni venne accolto nella casa del Tempio di Beaune e, nell'anno 1292, eletto Maestro Generale. Alcuni sostengono che tale elezione sia avvenuta nel 1293 ma da un documento pubblicato da A. J. Forey si evince che il cavaliere frà Baudouin de Ardan, maresciallo dell'Ordine, era presente a Nicosia (Cipro) il 20 aprile 1292, quando fu stilato un atto con il quale Jacques de Molay, “per la grace Deu humble mastre de la povre chevalerie dou Temple” (per grazia di Dio umile maestro della povera cavalleria del Tempio), concesse a frà Berengario de Cardona, maestro provinciale di Catalogna e Aragona, il permesso di alienare il castello di Puigreig e la casa del Tempio di La Zaida.

Se delle origini dell'ultimo Maestro si sa ben poco, non molto si è scritto della sua attività di fratello templare, forse perchè le ricerche storiche sono state in prevalenza mirate alla ricostruzione degli eventi culminati con la sua morte.
Il 23° Maestro Generale, morendo in quel modo, dimostrò di essere stato all'altezza del suo mandato (durato 22 anni) e del simbolo che incarnava. Spogliandosi degli abiti templari, indicò ai presenti ed ai posteri che l'Ordine non veniva né condannato né dato alle fiamme.
La serenità con cui affrontò la morte è stata quella di un martire, di un santo, di un... Templare. Quella serenità che suscitò lo stupore dei presenti e che, testimoniando una grande forza spirituale, alimentò la credenza nella conoscenza di tecniche capaci, al momento opportuno, di controllare con la mente il corpo.

Il rogo della Senna, insieme al Maestro Jacques de Molay e al Precettore di Normandia Geoffrey de Charnay, arse il sogno stesso dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone.
Sono passati 696 anni e quel rogo ancora brucia. Ma non sono le fiamme di vendetta di cui parlano alcuni storici, alimentando la leggenda della maledizione che de Molay avrebbe lanciato contro Filippo IV il Bello e Clemente V suo complice; sono fiamme che, così come lambirono i corpi dei due frati, infiammano ancora i cuori e le menti alla ricerca della verità sui Templari.


1 commenti:

Complimenti Avvocato - Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis

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